Galan e il vento del cambiamento. Eppure, qualcuno si lamenta

Pubblicato data/ora lug 23, 2014 | 0 commenti...

Lo sport preferito dagli italiani è quello di tirare le pietre contro qualcuno. Oggi, nel mirino, oltre alla politica, ma questo è ormai divenuto tanto normale da non interessare più alcuno, c’è la magistratura.

Certamente, quest’ultima, non fa nulla per essere esente da critiche e dal farsi riconoscere come una corporazione, ma non va certo fatto di tutti il proverbiale fascio d’erba. Al di là dei “protagonisti” ci sono magistrati che lavorano in silenzio, con passione all’applicazione delle leggi che, francamente, talora non essendo chiare, si prestano ad interpretazioni diverse. L’Italia è il Paese europeo dove non esiste la certezza del diritto, una realtà che denota il grado di civiltà di una nazione.

Oggi, la magistratura, secondo la mia visione, ha fatto bene il suo lavoro nel caso Galan, richiedendone l’arresto e la Camera a darne il consenso. I fatti sono talmente gravi che non era il caso di un rifiuto, come richiesto dal Nuovo Centro Destra e Forza Italia. Ma nel corso della votazione dov’erano Pierluigi Bersani, Pippo Civati, Stefano Fassina, oltre ad altri 17 PD. Dare un esempio di cambiamento, non più corporativo, forse non interessava?

Sul Giornale di Sicilia di oggi leggo un’intervista al giornalista Fabrizio Rondolino che non condivide l’operato della Camera. A parte il fatto che, da vecchio giornalista con oltre 55 anni di mestiere sulle spalle, mi sembra un fuori luogo che giornalisti intervistino altri giornalisti, come se non fossimo capaci di esprimere i nostri giudizi e ci dovessimo sempre rivolgere ad altri colleghi, non condivido la tesi di Rondolino sull’accanimento contro Galan. Va bene, una persona è innocente finché la sua colpa non venga provata, ma la Camera, in questo caso, non poteva non rispondere positivamente alla richiesta del Tribunale. In un momento in cui si parla di rinnovamento, la casta avrebbe dato la prova di essere sempre più “casta”. Perché un povero cristo che prende un pacchetto di caramelle deve essere arrestato e uno che, a quanto pare, si è messo in tasca milioni di euro no, solo perché è un parlamentare? Perché avrebbe dovuto avere un trattamento diverso degli altri 24 arrestati per l’inchiesta sul Mose? Si legge nell’intervista citata: «Condannato senza possibilità di difendersi». Condannato? E a che serve allora il processo e il collegio giudicante?

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