Non stiamo a guardare le macerie…

Pubblicato data/ora ago 5, 2014 | 0 commenti...

Giuseppe De Rita, scrive sul Corriere della Sera del 1° agosto, le stesse cose che vado dicendo da tempo e che ho sottolineato nel mio recente libro “L’Italia degli inganni”. Il pericolo maggiore per l’Italia è la sfiducia, l’assuefazione, l’apatia, la non voglia di combattere, il sedersi in un angolo ad aspettare l’inevitabile.

Dice De Rita: «… nel complesso resta l’impressione di una società ironicamente apatica, quasi che le cose che ci capitano siano più grandi di noi, non contrastabili dalla nostra cultura, per cui rifugiamo da un atteggiamento proattivo ed esprimiamo un realistico adattamento».

Parole che rispecchiano la realtà che stiamo vivendo: ci stiamo abituando a guardare le macerie che ci circondano come una ineluttabilità, senza pensare che più deleghiamo ai suonatori di pifferi, più perdiamo quanto costruito con tanta fatica, rendendo difficile il futuro dei nostri figli.

Ieri, il Santo Padre ha predicato aiuto e attenzione ai poveri, per chi non ha più nulla, in un’Italia al disastro economico (non si vede un minimo di crescita) e politico (basta guardare le miserevoli scene di tutti i giorni al Senato o alla Camera). Ma nulla si muove, anzi si fa il contrario e l’imposizione fiscale aumenta per chi? Per chi ha meno reddito, per i pensionati più deboli. Mi auguro che a qualcuno non sia sfuggita questa “meravigliosa” manovra. Non c’è più dignità politica né comprensione per chi soffre. Tanto, a chi interessa se nel Paese ci sono milioni di indigenti. Diceva un mio vecchio e saggio zio: «Chi ha la pancia piena non può capire chi ce l’ha vuota».

In Europa siamo il solo Paese senza crescita. Chi si ricorda i gravi problemi della Spagna e della Grecia? Ebbene, hanno fatto meglio di noi. Allora è chiaro che nella nostra nazione c’è qualcosa che non va. Troppi poteri forti che si arricchiscono a spese dei più deboli, farsesca una politica di imbonitori rissosi che fanno un gran danno alla nostra Italia, all’Italia di tutti.

Se non siamo un popolo di pecore, dobbiamo fare qualcosa e subito.

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