Riforme e grandi manovratori, sin dal 1918…

Pubblicato data/ora set 20, 2014 | 0 commenti...

Non è più possibile, nella situazione in cui si trova il Paese, che il Premier Renzi continui i suoi proclami, senza che ben poco si muova. Non è più possibile sentire che il suo lavoro viene ostacolato dai “gufi”. Sappiamo tutti che l’Italia è rosicchiata da gruppi di potere, di pressione, che non amano i cambiamenti. L’Italia è il Paese, e l’ho detto diverse volte, in cui i ricchi diventano ancora più ricchi e i poveri sempre più poveri, mentre la classe media sparisce nel baratro creato.

 In questa situazione, i “gufi” vanno additati alla popolazione. Il presidente del Consiglio non può continuare ad essere generico e dare agli altri le colpe di un mancato cambiamento. Se poi Renzi non riesce in questa manovra essenziale per la crescita del Paese, ebbene lasci la mano.

Tanto per capirci, il Paese ha bisogno di riforme da circa cent’anni e mai nessuno è riuscito a farle. Nel 1918 ci provò la prima Commissione per la semplificazione burocratica, presieduta da Giovanni Villa. Il tentativo naufragò. Vennero istituite altre commissioni. Risultato nullo. I grandi manovratori non volevano le riforme. Ci si riprovò nel 1921 con pochi risultati. Arriviamo al ministro per le semplificazioni, Roberto Calderoli. Chi ricorda la sua farsa in Tv, quando bruciò in un bidone carte inutili? Nulla dopo quel gesto. Nel 1997 venne approvata la legge sulla semplificazione. Cosa si è visto? Ancora nulla. Nel 2012 ci provò Monti. Un pastrocchio.

Renzi ora incentra la sua battaglia sulle riforme. Riforme che servono al Paese come l’ossigeno. Ma non si capisce quali saranno. La sua giovane squadra di governo sarà all’altezza? Bene è l’ora che Renzi la smetta con la retorica, con i soliti discorsi, col dare la colpa ai gufi. Detti senza tentennamenti la linea del Paese, esca allo scoperto, dica alla gente quali semplificazioni e riforme vuole fare, non in modo generico, come si fa da mesi, ma con dati alla mano. E lo dica con linguaggio semplice. In modo che il Paese capisca e giudichi.

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