
“Gli angeli non bevono whisky”
Libro di uno scrittore catanese
In questi giorni un nuovo romanzo e un nuovo scrittore si sono affacciati all’arena della letteratura italiana contemporanea. Il romanzo è “Gli angeli non bevono whisky” e lo scrittore è Carmelo Nicolosi, 27 anni.
Uno scrittore giovane, delle nuove leve, ma uno scrittore positivo, che ha lasciato dietro di sé gli schemi di una letteratura fiorita in questi ultimi anni, all’insegna del sesso.
Nicolosi non è scivolato nel mercato, ha avuto la forza di scostarsene, di allontanarsene, e non ci ha servito la solita pappa, ha voluto invece affrontare un problema assai scottante, di vasta portata sociale e al quale è assai difficile dare una qualsiasi soluzione. L’autore lo affronta, lo tratta, lo risolve, ma ha la finezza di non imporre la propria soluzione al lettore, infatti le ultime righe del libro lasciano a chi legge la facoltà di trarre le proprie conclusioni.
L’intellettuale Alan, protagonista in senso assoluto del romanzo, per bontà compie un’azione che va contro la morale e la dottrina cristiana. Ha avuto torto? Ha avuto ragione? Il processo sarà fatto dal lettore, dice Nicolosi, e da qui il titolo dell’opera: Alan ha agito, secondo il suo punto di vista, come un angelo, perché ha tuffato il proprio cuore nell’umanità, ma è un uomo e può anche sbagliare, è un essere terreno che beve whisky e… gli angeli non bevono whisky.
L’opera non è perciò soltanto un libro coraggioso e spietato, non rappresenta solo lo specchio che riflette il volto di un’epoca, ma è soprattutto un acuto e profondo studio della psicologia umana.
Nel complesso, quella di Nicolosi è un’opera che fa pensare, meditare, un’opera veramente ricca di valori umani e che ha il pregio di farci sentire le nostre responsabilità di uomini nella turbinosa società della nostra epoca.
Ho conosciuto Carmelo Nicolosi solo pochi anni fa, qui a Siracusa. Il nostro incontro fu casuale, la presentazione come al solito breve. Avemmo modo, dopo, di scambiare quattro chiacchiere. La passione per il giornalismo ci avvicinò, nacque un’amicizia profonda.
Nicolosi collaborò a “Settegiorni” per qualche tempo, poi lasciò Siracusa, ma l’amicizia che era sorta fra noi, amicizia basata sulla reciproca stima, non cessò. Continuai a seguirlo anche da lontano, a seguire ogni suo passo e l’ho seguito fino adesso, fino al momento in cui mi siedo alla macchina per scrivere contento del suo successo.
Nicolosi ha lottato, ha lottato parecchio, ma ha vinto e oggi il suo libro “Gli angeli non bevono whisky” sta ottenendo un grande successo di pubblico e di critica.
Nicolosi cominciò il romanzo qui a Siracusa, poi lo finì altrove. Spesso parlavamo dei personaggi meravigliosi di questo libro sconcertante passeggiando per Corso Matteotti. Soggiornò parecchio tempo a Parigi e fu proprio là, seduto una sera a un bar degli Champs Elysées che ebbe l’idea di scrivere il libro. Si mise allora, in quella città, alla ricerca dei posti in cui far vivere e muovere i personaggi della vicenda. Ritornato in Italia cominciò il lavoro. Pagina dopo pagina il lavoro prendeva vita, i personaggi che aveva scelto cominciavano a muoversi in una luce esaltante.
La Parigi-bene venne messa a nudo, sezionata, criticata. L’amore di Pierre per la piccola Carol toccò il tono più alto… e la musica delle stelle cominciò a vibrare le corde dell’aria… la disperazione dell’intellettuale Alain, che si rivolta alla vita, all’esistenza, al mondo, alla ricerca di una verità, della verità, ci trascina verso l’infinito dei valori spirituali.
Il tutto in pagine di un realismo delirante, pagine spietate di una lucidità che fa male e costringe noi uomini a pensare, a meditare.
S. Leotta