La congiura dei monaci maledetti

La congiura dei monaci maledetti

Ecce gladius Domini super terram, cito et velociter

Girolamo Savonarola, 5 aprile 1492

Un antiquario, proprietario di una libreria di testi antichi a Palermo, viene brutalmente assassinato. Il colpo mortale è inferto da un pugnale che pare risalire al 1500. Dopo qualche giorno, nella tranquilla Firenze, viene ucciso un collezionista di libri d’epoca. Lo strano dettaglio è che l’arma del delitto è un pugnale identico a quello dell’omicidio siciliano. Stessa sorte tocca a un operaio che si occupa dei lavori di restauro nella basilica di San Domenico nel capoluogo siciliano. Le indagini portano ben presto a una scoperta sconcertante: l’esistenza di una setta, nata in Italia alla fine del 1400, ma sopravvissuta fino ai giorni nostri, quella dei Frateschi. I suoi adepti sono fedeli all’insegnamento di Girolamo Savonarola, il frate predicatore, e cercano da secoli il testamento che egli affidò ad alcuni discepoli prima di essere arrestato e condannato a morte. E se tutti i delitti fossero legati a quel manoscritto? La scia di sangue, intanto, sembra destinata a non arrestarsi e arriva pure in Vaticano, e la Chiesa trema. Chi muove i fili dell’intricato complotto che affonda le sue radici in tempi lontanissimi?

L’autore svela pian piano i misteri che hanno dato vita all’impianto narrativo e procede spedito verso un finale dove tutto si incastra alla perfezione. Ogni dubbio è chiarito, ogni domanda trova la sua risposta anche se non sarà facile, per chi indaga, farsi strada tra sospetti e supposizioni. Il potere, la corruzione, la vendetta si intrecciano con il rimorso e il perdono. Gli uomini vengono presentati con pregi e difetti, la Storia rivede gli errori compiuti. Giustizia e vendetta seguono strade parallele, a volte si avvantaggia l’una, a volte vince l’altra.

PAGINE

“LA CONGIURA DEI MONACI MALEDETTI” PAGG. 375

Prezzo di copertina € 10,00. Formato Kindle 3,99

Da cap. 1

Pag. 7

…Era il momento più bello della giornata: si sentiva libero e appagato. Amava il suo lavoro, lo aveva sognato fin da ragazzo. Aveva quattordici anni quando aveva assistito a un film in cui un cronista indagava su un caso di omicidio e ne era rimasto affascinato. “Quello”, si era detto, “è il mestiere che voglio fare da grande”.

… Ora, col passare degli anni, aveva capito che la realtà è ben diversa dai film. In sei anni, non aveva portato avanti alcuna inchiesta degna di quel nome. Si era limitato a scrivere della cronaca di tutti i giorni, a volte banale, a volte più interessante, ma mai esaltante.

Parcheggiò l’auto nei pressi dell’imponente Pantheon palermitano, la chiesa di San Domenico, nell’omonima piazza, e si inoltrò in una stretta via laterale. Traguardo: un ristorantino nel quale si recava spesso…

… Era mezzanotte e venti quando lasciò il locale.

La temperatura si era abbassata. Alzò il bavero della giacca e si avviò per la stradina deserta, verso il parcheggio. Diede un’occhiata distratta al Pantheon, dove riposavano tanti uomini illustri. All’improvviso, ebbe la sensazione che un’ombra si muovesse sui gradini della chiesa. Si fermò incuriosito: un frate, con il capo coperto dal cappuccio, sembrava danzare avvicinandosi al portale. Che ci faceva un frate, lì, a quell’ora? Aprì la portiera dell’auto, avviò il motore, fece marcia indietro e, attraverso il lunotto, riportò lo sguardo alla chiesa. Del frate nessuna traccia. Aveva percorso non più di cento metri quando inchiodò. “Ma il portone è chiuso!”. Eppure, era certo che il frate si fosse avviato verso l’ingresso principale. La curiosità ebbe il sopravvento sulla stanchezza di un giorno pesante. Lasciò l’auto e ritornò sui suoi passi. Salì i pochi gradini che portavano all’ingresso della chiesa e spinse, con entrambe le mani, l’imponente portone. Come previsto, era serrato.

Nel silenzio della notte, guardò gli alti campanili sul frontone, le statue che raffiguravano santi e papi, sempre più perplesso. Che ci faceva, si ripeté, un monaco, di notte, sui gradini di quella chiesa? Perché il suo passo era così strano? Solo un essere incorporeo avrebbe potuto attraversare il possente portale. L’aveva perso di vista solo qualche secondo, il tempo della retromarcia, ed era sparito. Se non era entrato in chiesa, dov’era? Allungò lo sguardo alle due stradine laterali. Deserte…

Erano da poco trascorse le otto quando squillò il cellulare. A stento tirò su la testa dal cuscino. C’era stato, capì ancora assonnato, un omicidio. Doveva recarsi sul posto.

Da cap. 2

Dal fondo del locale gli giunse una voce. «Ehi, Nato… sempre in giro per le palle…».

Il giornalista allungò lo sguardo e vide l’ispettore Paterna che gli sorrideva.

«Credimi, ispettore capo, ne farei veramente a meno… soprattutto di vederti».

Si diedero una vigorosa stretta di mano.

«Laura mi ha detto che è stato pugnalato…».

«Proprio così e accanto al corpo abbiamo rinvenuto uno strano pugnale».

«Cioè?»

«Il manico è una sorta di croce. La lama, molto appuntita, appare arrugginita, ma col sangue rappreso che la ricopre è difficile dirlo con esattezza. A prima vista sembra di fattura antica, ma sarà la Scientifica a stabilirlo».

«Un’impugnatura a forma di croce? Molti pugnali nell’antichità avevano manici di quella forma».

«Sì, ma questo è strano, è proprio una croce ed è di colore rosso».

Puglisi fece il gesto di salire in auto, ma il collega lo fermò afferrandolo per un braccio. «Dimmi, Natale, in questa città si è mai parlato di fantasmi?».

L’anziano cronista, preso alla sprovvista, pensò un attimo, poi rispose: «Fantasmi? Forse qualche leggenda metropolitana. Ogni tanto la gente ne parla».

«Ma, che tu sappia, è possibile che ci sia qualcosa di vero?»

«Non saprei proprio».

… Perché sei interessato ai fantasmi? Ne hai visto qualcuno?».

Sergio fu sul punto di dire al collega del monaco scomparso improvvisamente alla sua vista, ma si trattenne. Se ne uscì con un: «Forse, o me lo sono immaginato».

Senza sapere bene il perché, si avviò verso la parte storica della città, non lontana dal giornale.

La strada dove si era consumato il delitto era particolarmente stretta, a senso unico, uno dei tanti vicoli che costituiscono la parte più antica di Palermo.

All’improvviso inchiodò per evitare di investire, nella fioca luce della via, un’ombra che attraversava la strada. Stava per imprecare, ma le corde vocali si bloccarono. La sagoma indossava un saio. Il capo coperto da un cappuccio. Un brivido freddo risalì lungo la spina dorsale. Si muoveva in modo strano, come se i piedi non toccassero terra.

Un colpo discreto di clacson. Guardò nello specchietto retrovisore. Un’auto gli chiedeva di muoversi. Riportò gli occhi sulla strada: del monaco nessuna traccia.

Da CAP. 10

… Ora toccava a lui, far conoscere al mondo l’ultimo scritto, l’ultimo insegnamento, l’ultima sua volontà.

Dell’esistenza di un testamento spirituale dell’abate di San Marco, Hieronimus Savonarola, aveva fatto cenno uno dei solidali a lui più vicini, Silvestro, affinché anche gli altri domenicani sapessero dell’esistenza degli ultimi pensieri dell’abate.

Lo scritto era stato nascosto perché non fosse distrutto dai governanti della città. Quello che era stato chiamato testamento era stato diviso in due parti e affidato a due frati perché lo nascondessero agli occhi del mondo, in posti lontani tra loro, per essere rinvenuto “quando Dio avesse ritenuto opportuno”.

«Che gloria per la Chiesa!», esclamò con un gesto di disprezzo Rodolfo de’ Magni. Tornò ad accostarsi alla finestra. Al di là delle colline emergeva un chiarore che nel silenzio dava pace al mondo. «Dopo oltre cinque secoli», disse con gli occhi fissi a quella bellezza del creato, «Dio ha voluto che la mia famiglia ritrovasse parte del testamento. Il giuramento dei de’ Magni è vivo da più di cinquecento anni».

Scosse la testa al pensiero di quanta dignità aveva mostrato l’abate che, dopo aver pregato nella sua spartana cella, si era consegnato alle guardie della Signoria senza proferire parola.

… Era stato condannato

«Hai osato dire la verità sulla Signoria e questo non poteva essere perdonato». E pronunciò tra sé le parole del frate su Palazzo Vecchio: “Voi sapete, o cittadini, che quella sede non sempre è occupata dai migliori abitanti della città…”.

… Ebbe un fremito pensando al supplizio al quale era stato sottoposto: nelle carceri lo avevano torturato, sottoposto, insieme ai due confratelli, a tormenti indicibili...

…. Chiuse i pugni e gli occhi con forza.

…. Il nobiluomo sedette alla scrivania e dal cassetto centrale prese un libro rilegato in pelle nera, con fregi e titolo in oro. Lo sfogliò fino a trovare il punto che cercava. Ad alta voce lesse: «A tal punto la terra è corrotta dai suoi vizi, che mai sola potrà scrollarseli di dosso. Roma che terra domina nel fango, è ormai caduta. E mai più ritroverà l’alta carica sua…». Alzò gli occhi al soffitto finemente lavorato. «Mai parole furono più vere e dopo cinque secoli ancora vive e attuali». Quindi ripose il De ruina mundi nel cassetto.

Il chiarore del giorno nascente si era riversato nella stanza.

The Conspiracy of Accursed Monks (La congiura dei monaci maledetti)

Author: Nicolosi De Luca, Carmelo

Publisher: Newton Compton Editori

Original Language: Italian | 360 pp. | September 2017

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MYSTERY

An obscure series of murders, a mysterious sect determined to exact revenge, a disappeared testament leaving a long trail of blood behind itself

2016: Five murders between Palermo, Florence and the Vatican. The victims seem to have nothing in common. It is the perfect occasion for Sergio Nato, a young and enthusiast Sicilian reporter, to give some impetus to his career helping the police to discover more.
The case turns out to be a setting of scores lasting many centuries and the weapon of all murders is a sixteenth century dagger belonging to the secret sect of Frateschi, whose members want to take revenge for Girolamo Savonarola – hanged because he was troublesome for papacy – and to bring his moralizer message to the world. The boss of the Frateschi sect, Rodolfo Ramponi de’ Magni, is planning many murders and attacks – the most important of which in the Sistine Chapel. Will Sergio Nato and police officers charged of the case succeed in getting to the highest levels of the sect and stop Ramponi de’ Magni’s evil plan?

Set in Palermo, Florence, and Rome, the sect brings back to light a conflict that remained dormant for five centuries.