Il codice dei cavalieri di Cristo

Il codice dei cavalieri di Cristo

“Il codice dei cavalieri di Cristo” è frutto di lunghe ricerche e di studi approfonditi sul periodo in cui si ambientano le vicende narrate e traspare dalla lettura, sempre affascinante, il bagaglio culturale e professionale dell’autore, attento e preciso nella costruzione narrativa.

Nelle prime pagine ritroviamo come nel precedente romanzo, il simpatico vice questore di Palermo, Giovanni Baracco, l’investigatore che conduce le indagini che deve recarsi di malavoglia sul Monte Pellegrino dove è stato ritrovato un cadavere sul cui petto sono stati incisi degli strani segni, che dialoga con l’ispettore Lombardo cercando di comprendere l’accaduto. L’indagine poi si snoda tra Palermo e Portogallo, sviluppandosi in una storia articolata e complessa dagli sviluppi imprevedibili.
Il titolo del libro si riferisce a quelli che sono stati definiti come i successori dei Templari e le indagini sembrano collegarsi con il mondo dell’esoterismo e con l’Ordine dei Cavalieri di Cristo creato nel 1318 dal re del Portogallo, Dionigi il Giusto, dopo la soppressione dell’Ordine dei Templari. Si ripercorrono nel narrato, eventi storici su cui l’autore si è ampiamente documentato per lavorare poi di fantasia. Anche il viaggio in Portogallo è documentato e ricco di rimandi storici e di attualità al di là della trama, procedendo sopra un filo sottilissimo sospeso tra realtà e fantasia.
Tra i personaggi del libro realmente esistiti figura Aleister Crowley con il quale ci si immerge nell’inquietante mondo dell’esoterismo nell’Abbazia di Thélema a Cefalù, luogo di culto della sua dottrina.

Un libro particolare che attira l’attenzione e curiosità del lettore non solo per la trama e gli eventi storici, ma anche per i luoghi dell’Isola che vengono descritti e raccontati, fuori dagli usuali stereotipi. Oltre all’indagine è presente una seppur accennata storia d’amore tra l’investigatore ed una sua collega portoghese che riempie la storia oltre che di intrigo e mistero anche di sentimento.
Si riscontra una sorta di vera “armonia” letteraria nel romanzo, che ha una sua credibilità per la veridicità di quanto narrato, documentato da un punto di vista storico con personaggi e situazioni sempre coinvolgenti ed intriganti.

Pubblicato il: 01/04/2019

PAGINE

IL CODICE DEI CAVALIERI DI CRISTO”, PAGG. 382 – Prezzo di copertina € 12,00

Formato Kindle 4,99

Da CAP. 6

Frate Cristiano guardava ammirato le larghe e alte mura del castello di Tomar, edificato dai Templari intorno al 1160. Dalla collina, distante circa un chilometro dal centro della città, la vista era superba. Faceva freddo. Si abbottonò la giacca a vento. Era arrivato a Tomar al tramonto, dopo due ore di treno da Lisbona. Nuvole rosa sfioravano il grande torrione.

Il frate immaginò i cavalieri uscire dalla grande porta, ammantati nelle loro vesti bianche con la croce rossa sul petto.

Si avviò verso l’ingresso. Cosa fare? Cosa cercare? Sapeva solo che nella scatola di legno rinvenuta nella cella di frate Gabriel c’erano diversi indizi che portavano a quella millenaria fortezza: molti dettagli sull’Ordine di Cristo, la cartografia della chiesa antica disegnata a matita, un pezzo unico con sette croci tratteggiate. Che significato potevano avere?

Da CAP. 7

Squillò il telefono sulla scrivania. «Ehi, Borsellino, cosa abbiamo?». Ascoltò per qualche minuto, poi disse: «Ora sì che diventa una vera rogna, lo era già prima ma ora…». Si interruppe. «Sì, fammi la cortesia, mandami le foto e le conclusioni al più presto. Grazie, ciao». Mise giù la cornetta e con le nocche si stropicciò gli occhi.

«I simboli sui corpi dei morti di Cefalù sono simili a quelli trovati sullo sconosciuto di monte Pellegrino, ma di meno come numero. Le tuniche sono di seta, ma di scarsa qualità e le stelle sul petto sono identiche in entrambi».

«E ancora non sappiamo che significato hanno quelle incisioni. E perché poi erano vestiti in quel modo?».

Barraco, alzò le spalle. «Abbiamo per le mani un caso che ci farà ballare e non abbiamo un solo appiglio al quale aggrapparci. La vedo male, Lombardo, molto male».

Uscendo, l’ispettore pensò che anche la “leggenda” era un uomo. Determinato, intelligente, intuitivo, a volte spaccone, ma con le ansie e le paure di tutti gli esseri umani. Ma questo, in fondo, lo sapeva già.

Da CAP. 8

Un brivido avvolse il frate. In quella chiesa avevano pregato i Templari e poi i cavalieri dell’Ordine di Cristo. Un immenso patrimonio umano e spirituale era passato da quella struttura ottagonale in oltre mille anni di esistenza. I suoi occhi si mossero intorno alle colonne in stile romanico, alle sculture di santi finemente lavorate, agli archi che uniscono la parte centrale della chiesa al deambulatorio dove pareti e soffitto presentano pitture raffiguranti la vita di Cristo. In fondo alle arcate, una grande croce con Gesù crocifisso. Il frate si inginocchiò in un angolo della chiesa, accanto a una colonna, e prese a pregare. Poco dopo, avvertì un rumore alle sue spalle. Si fece il segno della croce, si alzò e diede un’occhiata dietro di sé: nulla.

Una voce alle sue spalle lo costrinse a fermarsi. «Cosa cerchi, prete?».

Si volse lentamente. Un tizio alto, dall’aspetto austero, molto avanti negli anni, barba e capelli bianchi, stava fermo a guardarlo con fare inquisitore. Portava un cappotto scuro lungo fino alle caviglie. Cristiano lo guardò con curiosità. Lui era un religioso, ma chi poteva esserne a conoscenza in quella città?

«Non sono un prete e non cerco nulla. Piuttosto lei chi è e che cosa vuole?», rispose alla domanda dell’anziano.

«Un vecchio che ti ha visto pregare e che forse può aiutarti».

Cristiano rimase in silenzio.

L’uomo si guardò intorno, poi riprese a fissare il giovane. «Se non sei un prete», disse, «sei comunque un uomo di Dio. Solo un uomo di Dio può mostrare la giusta devozione per questo luogo e pregare in ginocchio».

«E allora?».

Il vecchio gli si avvicinò e tentò di mettergli una mano sulla spalla. Cristiano si tirò indietro.

«Cosa vuole da me?»

«Sei un frate?».

Cristiano rimase per qualche istante a riflettere. Infine, si decise a dire: «Sono un geronimita».

L’uomo fece segno di sì con la testa e abbassò lo sguardo al pavimento della chiesa. «Ti aspettavo».